Quando la “Corazza" non serve più...
La corazza che un tempo ti ha salvato la vita, oggi ti impedisce di viverla. Non sei più il bambino che cercava un posto in cui nascondersi; sei l'adulto che ha il potere di costruire lo spazio in cui esistere.
Angela De Mitro

A volte ci muoviamo nel mondo con la strana sensazione di essere degli impostori della nostra stessa maturità. Mostriamo sicurezza, prendiamo decisioni, gestiamo la complessità del quotidiano, eppure, non appena una relazione richiede un'apertura autentica, qualcosa si contrae. In quel preciso istante, la terra sotto i piedi sembra farsi fragile e la nostra reale statura svanisce, lasciando spazio al ritorno di un'antica e familiare vulnerabilità.
La verità è che, spesso, il dolore più grande che infliggiamo a noi stessi non deriva da ciò che gli altri ci fanno, ma dal rifiuto silenzioso di riconoscere la nostra stessa forza interiore, rimanendo ostinatamente ancorati alla visione di noi stessi attraverso gli occhi del bambino che siamo stati.
L'anacronismo emotivo: vivere nel ricordo della fragilità
Nell'infanzia, la distanza e la chiusura non sono state errori, ma strategie di sopravvivenza. Quando il mondo esterno appariva troppo vasto, giudicante o imprevedibile, rannicchiarsi dietro una barriera invisibile era l'unico modo per proteggere un nucleo ancora tenero e in via di formazione. Il dramma interiore si consuma quando quelle stesse misure di sicurezza, nate per preservare un bambino indifeso, si pietrificano fino a diventare la struttura portante dell'adulto.
Questo anacronismo emotivo agisce come un filtro deformante. Quando oggi tratteniamo una parola, quando evitiamo di esporre il nostro pensiero profondo per paura del rifiuto, o quando ci ritiriamo da un contatto autentico, non stiamo reagendo alla persona che abbiamo di fronte. Stiamo reagendo a un fantasma. Stiamo investendo una quantità immensa di energia vitale per difendere un castello che non è più sotto assedio, dimenticando che chi si trova oggi al comando ha cicatrici, sì, ma anche muscoli, esperienza e spalle larghe.
Il risveglio alla propria realtà: sgretolare l'illusione
L'evoluzione personale non è un accumulo di nuove tecniche di difesa, ma un profondo atto di disillusione: lo sgretolamento dell'idea di essere ancora vulnerabili nello stesso modo e con la stessa totale assenza di difese di un tempo.
- La trappola della memoria cellulare: di fronte all'intensità di un legame o di un confronto, il corpo e la mente tendono a rimpicciolirsi, riattivando la sottomissione o la fuga tipiche di chi non aveva vie d'uscita.
- La rivendicazione della propria storia: guardare quel bambino interiore con profonda compassione, ma senza permettergli di guidare le nostre scelte relazionali. Accorgersi che l'adulto di oggi possiede risorse emotive, intellettuali e di scelta che allora erano semplicemente inimmaginabili.
Finché guardiamo il mondo con gli occhi di ieri, ogni tentativo di apertura sembrerà un salto nel vuoto. Ma nel momento in cui aggiorniamo la percezione di noi stessi, scopriamo che quel vuoto non esiste: c'è, invece, un terreno solido fatto di tutto ciò che abbiamo superato per arrivare fin qui. Abbandonare lo sguardo obsoleto dell'infanzia è il passo più radicale che si possa compiere. Libera l'energia bloccata dal timore e permette finalmente di abitare le relazioni non più per difendersi, ma per espandersi.
Continua a leggere
La Consapevolezza del proprio “Valore"Contatti
Una domanda per te
La vita che stai difendendo… è davvero quella che vuoi?
Nessuna risposta da dare, solo una traccia di te se desideri condividerla.
